Intitolazione del Liceo “GIAN GIORGIO TRISSINO"
l liceo è intitolato all'umanista vicentino Gian Giorgio Trissino (Vicenza, 1478- Roma, 1550).
Illustre e ricco patrizio vicentino dei conti Trissino che avevano la loro radice nell'omonima cittadina della Valle dell'Agno, Gian Giorgio studiò greco a Milano sotto la guida di D. Calcondila. Esiliato da Vicenza come fautore del partito imperiale, si stabilì prima a Firenze, poi a Roma, svolgendo mansioni diplomatiche in Italia e all'estero, per conto dei pontefici Leone X, Clemente VII e Paolo III, accolto dovunque con grandi onori. E quando, dopo aver dimorato ininterrottamente a Padova da 1538 al 1540 nella consuetudine dei migliori ingegni di quello Studio, egli volle ritirarsi in più solitario luogo, trascorse la maggior parte del suo tempo fino al '45 nell'isola di Murano, dove convennero intorno a lui quanti erano in Venezia studiosi di lettere.
Morì a Roma l'otto dicembre 1550.

Dotato di un'ampia cultura, Gian Giorgio Trissino volle imporsi come arbitro in ogni questione letteraria dibattuta al suo tempo, propugnando un classicismo integrale, conforme ai canoni aristotelici. La sua lunga riflessione sull'argomento è esposta nelle sei parti della "Poetica" (1529-1562), una gigantesca sistemazione di tutti i generi letterari ciascuno dei quali deve obbedire a precise regole di struttura, di stile e di metrica.
Le opere di Gian Giorgio sono una puntuale applicazione di questa normativa. Sofonisba (composta nel 1515, pubblicata a Roma nel 1562 e rappresentata a Vicenza nel 1562 per iniziativa dell'Accademia Olimpica), prima tragedia "regolare" del Rinascimento in endecasillabi sciolti, si attiene scrupolosamente alle unità aristoteliche (tempo, luogo, azione) ripropone il coro delle tragedie antiche e, modellandosi soprattutto sull'"Alcesti" di Euripide, tende ad una asciutta classicità di dizione.

L'Italia liberata dai Goti (1527 - 1547) in 24 canti è un laborioso poema in cui l'autore cerca di catturare l'interesse del lettore intrecciando alla materia storica (guerra tra Bizantini ed Ostrogoti del 535 - 553) gli elementi del "meraviglioso". Gli interessi di studioso del Trissino si espressero sul piano teorico anche nella dibattuta questione della lingua letteraria, nodo cruciale per tutti gli scrittori del tempo.
I suoi scritti linguistici (come l'Epistola; Il Castellano; I dubbi grammaticali; la Grammatichetta; pubblicati nella loro versione definitiva nel 1529) costituiscono la più notevole voce di dissenso rispetto alla corrente di impostazione classicista di Pietro Bembo. Gian Giorgio Trissino amò non soltanto la poesia e la letteratura ma anche tutte le arti belle, e in particolare l'architettura. Architetto lui stesso (ricordiamo la sua villa di Cricoli sulle rive dell'Astichello, non lontana da Vicenza), protesse il Palladio (così soprannominato dallo stesso Trissino) e concepì un trattato Dell'Architettura - per nozze Peserico- Bertolino di cui ci rimane solo il proemio incompleto.
Il Liceo di Valdagno