Valdagno, 26 Marzo 2010
A tutti gli studenti dei licei
A tutti i loro docenti
Oggetto: Assemblea sulla Disabilità: riflessioni sui comportamenti di alcuni studenti
“L'Assemblea di Istituto è l'unico ed insostituibile organismo di autentica partecipazione di tutti gli studenti alla gestione della scuola. Essa si configura pertanto come un fondamentale e necessario momento di incontro e di condivisione tra tutti gli studenti.
[...]
In conformità agli obiettivi educativi della scuola, essa intende sensibilizzare gli studenti riguardo a tematiche di interesse sociale e costituire così occasione di riflessione e dibattito.” - Articoli 1 e 3 del Regolamento sulle Assemblee Studentesche
Parole importanti, profonde, entusiaste. Parole che presuppongono conoscenza, rispetto, maturità. Parole forse troppo grandiose per un modesto liceo di provincia. Comunque, soltanto parole.
Dopo quanto è accaduto nella scorsa assemblea, è questo il pensiero che sorge spontaneo: come si possono condividere opinioni e esperienze se manca la volontà di porsi in ascolto? Come ci si può incontrare nel terreno comune del confronto, del pensiero dialogato, del dibattito costruttivo con indosso le cuffie dell'ipod? Quale attività potrà mai sensibilizzare mente e cuore di chi decide che l'Assemblea di Istituto è, come il bar sotto casa, luogo adatto a giocare una buona partita di briscola?
Constatare questi comportamenti genera amarezza. Amarezza per la mancanza di rispetto che chi assume tali atteggiamenti dimostra sia verso se stesso e la propria intelligenza, di cui nessuno dubita, sia nei confronti dei propri compagni che devono poter ascoltare senza essere disturbati. Amarezza perché in questo modo si determina una spiacevole situazione di conflitto tra alunni e docenti, costretti, per il loro ruolo, a vestire i panni scomodi dei censori. Amarezza perché con una tale condotta anime capaci e pensanti si costringono all'apatia intellettuale, all'atrofizzazione della capacità di interesse verso i problemi presenti nel mondo che ci circonda. Amarezza, soprattutto, perché così facendo si dimostra tristemente, con i fatti che il progetto educativo della Scuola non funziona come potrebbe e come dovrebbe. E' una realtà che fa riflettere e su cui tutti quelli che il mondo dell'istruzione lo vivono e lo costituiscono sono chiamati a confrontarsi per capirne le cause e cercarne una soluzione: non si può mai rischiare che la formazione venga meno. Se si diffonde l'idea che la Scuola dell'educazione possa essere soppiantata dalla Scuola della nozione, il pericolo diviene immane: le persone si vedono e vengono viste come voti, anziché come volti. Questo è improponibile, tanto è disumanizzante.
Più che critiche, più che lezioni di morale le quali lasciano il tempo che trovano e diventano troppo spesso bigotte e scontate, è questo aspetto che investe l'identità stessa dell'istruzione che ci sentiamo di sottolineare. La nostra crescita e la nostra formazione come uomini, donne e cittadini sono ciò per cui la Scuola è stata istituita: noi abbiamo il diritto e il dovere di pretendere che siano le migliori possibili. E alla realizzazione di questa eccellenza concorriamo anche noi, con le nostre parole e i nostri fatti: senza volontà e senza sforzo però, non si va da nessuna parte...
In fede,
I Rappresentanti di Istituto